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Il tiro mancino lungo l’arco del racconto si dipana sul filo di una presunzione che diventa sogno per poi restituirsi al senso di superiorità (punita), all’urto della perfidia del mondo. (Walter Mauro)Sfoglia il libro...
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Invia il linkLe vicissitudini sveviane con gli editori sono ben note, e si spiega così l'incipit del racconto, in cui subito ci coinvolge questo letterato quasi sessantenne che ha pubblicato un romanzo quarant'anni prima, e adesso poteva anche risultare morto: nessuno se ne sarebbe accorto. Eppure non demorde, aspetta ancora il bacio voluttuoso della gloria, con qualche osso rotto, ma con gli organi più importanti intatti, e una grande stima di se stesso. Del resto - Federico Nietzsche insegna - il cosiddetto superomismo altro non è se non la consapevolezza della propria altera solitudine, in mezzo alla sordità degli uomini. Il tiro mancino - che non riveliamo per non togliere nulla al piacere del testo - lungo l'arco del racconto si dipana sul filo di una presunzione che diventa sogno per poi restituirsi al senso di superiorità (punita), all'urto della perfidia del mondo.
Nota introduttiva di Walter Mauro
L'Autore
Italo Svevo (1861- 1928) è considerato uno degli esponenti più importanti della letteratura italiana dell'inizio del XX secolo. È autore di romanzi e racconti, tra i quali ricordiamo Senilità (1892), Una vita (1898), La coscienza di Zeno (1923).


