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Con questo romanzo riscopriamo un Verga poco noto, un artista che prima ancora di consacrare la sua vita alla letteratura, si mostra come giovane uomo, completamente immerso nel flusso degli eventi, in parte travolto da una vera, acronica ansia di conoscere che ha a che fare poco con la scrittura, che rimanda all’orizzonte della vita e dei suoi più umani turbamenti. Walter MauroSfoglia il libro...
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Invia il linkNel 1865, con alle spalle una Catania angusta e soffocante, una formazione politica e letteraria intrisa dei miti della patria e dell’onore, Verga si trasferisce a Firenze, nuova capitale d’Italia e centro di quella vita mondana, di quel fermento artistico sconosciuti alla provincia. La grazia ambigua delle donne di città, le feste, gli incontri galanti scandiscono i mesi del soggiorno fiorentino e si confondono, in una girandola fatta di sogni e ambizioni letterarie, con i segreti turbanti del giovane Verga. L’immersione totale in un mondo in tutto lontano dalla Sicilia rurale in cui era cresciuto va di pari passo con la ricerca e la sperimentazione artistica che da un lato si sostanzia della lezione del romanticismo europeo, dall’altra si apre sempre di più ai fermenti naturalistici, poi approfonditi e rielaborati nella produzione verista. L’interesse del giovane provinciale inurbato per i fasti della mondanità trova ampio respiro in Una peccatrice (1866) e soprattutto in Storia di una capinera (1871), romanzo in cui l’accento è posto sul tema delle passioni travolgenti e fatali.
Nel 1872 Verga è a Milano, frequenta i ritrovi eleganti del capoluogo lombardo e entra in contatto con gli scapigliati, pur non condividendo fino in fondo l’atteggiamento nichilista del loro movimento. Traccia evidente di questo periodo denso di cambiamenti, Tigre reale è un affresco a tinte forti di un’epoca convulsa, ancora divisa tra passato e modernità. Nell’opera si riscontra da una parte la perdita della coerenza del personaggio femminile, Giano bifronte in cui trovano confusamente spazio tanto le caratteristiche della femme fatale quanto gli accenti di viva abnegazione della mater familias. Si registra tuttavia un grande progresso sul piano della lingua e dello stile, sempre più vicini al naturalismo francese, ma ancora non del tutto svincolati - e questo è visibile nella teatralità dei dialoghi - dai cliché romantici. La storia, che già nel titolo rimanda ad una visione del mondo ancora molto influenzata dai precedenti schemi poetici, vede protagonista il giovane e affascinante Giorgio La Ferlita, schiavo d’amore della “leggiadra” e conturbante Nata; lei, la pantera, la lupa, la tigre, lo avvolge nelle spire di un amore sbagliato, lo coinvolge nel suo tortuoso gioco di seduzione e morte. Lui soccombe, lacerato dai sensi di colpa - ha una moglie e un figlioletto, come Nata, gravemente malati - e si lascia trascinare in un baratro cupo di dolore e passione.
L'Autore
Giovanni Verga nato a Catania nel 1840, fu il massimo esponente del verismo. La sua prima formazione romantico-risorgimentale si svolse a Catania, poi, trasferitosi a Firenze nel 1865, compose i suoi primi romanzi, Una peccatrice e Storia di una Capinera. Frequentò a Milano l'ambiente degli Scapigliati, rappresentando in modo fortemente critico il mondo aristocraticoborghese (Eva, 1873; Tigre Reale, 1873; Eros, 1875). In seguito alla scoperta del naturalismo francese maturò la sua svolta decisiva verso il verismo, segnata dai racconti e dai romanzi di ambiente siciliano (Vita nei campi, 1880; I Malavoglia, 1881; Mastro don Gesualdo, 1889).


