Un pensiero per Vito Riviello
La poesia attiva connessioni profonde, quei vincoli speciali fatti di interferenze segrete, come sapevano bene nel ‘200 i cosiddetti poeti d’amore. Ecco Vito lo definisco così, un Poeta d’Amore sebbene la sua poesia di alta e raffinata ironia “civile” rasentasse solo saltuariamente tematiche sentimentali. Ma tutta la passione per la vita e l’arte, tutta la sua inesausta curiosità di cuore giovane, lo hanno posto come centro di irradiazione della parola, del verso, della poesia. E i giovani lo circondavano, sapevano con quanta generosità potevano attingere dalla sua conversazione arguta e brillante, leggera e profondissima, e lui d’altra parte attingeva a piene mani da quegli incontri nei pub, nei caffè di san Lorenzo, materiale vivo della sua scrittura.
Ero solita dirgli: ‘tu sei un poeta da barricata’, perché questa era una delle grandi lezioni apprese dalla sua amicizia, tirar fuori la poesia dai libri e buttarla sul marciapiede.
Ora alla luce di questo congedo inaspettato, acquista un altro senso anche la sua ultima conferenza, alla Biblioteca Vallicelliana, circa due mesi fa, dove trasformò la presentazione critica della sua opera in una confessione pubblica della sua esistenza debordante di incontri, avvenimenti, libri e amore (e le sue stelle fisse, Lidia e Daniela)…, ormai per poter parlare della sua poesia era necessario parlare solo della sua vita.
Ricordo quella volta che seduto alla sua scrivania mi disse, “ mi basta voltarmi e guardar fuori dalla finestra, magari passa un furgone di surgelati con una scritta e io ho la mia illuminazione…”
E’ stato capace di provocarci al riso fino all’ultimo, a noi, suoi amici attoniti, nel Tempietto Egizio del Verano, con quelle parole che avrebbe desiderato suggellassero le sue tracce terrene: “scusate, mi sono assentato un attimo!”
Sebbene tutti sapessimo delle sue condizioni di salute ci ha lasciato sbigottiti, come se la morte fosse un accidente che non lo riguardasse affatto.
Mi ha abbagliato con la vivacità della sua intelligenza: ho rimandato progetti, impegni e appuntamenti, come se avessimo un tempo lunghissimo a disposizione per i nostri incontri intensi e preziosi, lo ritenevo pieno di forze e giovane, ed effettivamente lo era malgrado i limiti della corporeità.
Molti valenti critici continueranno a scrivere di lui, della sua opera, di tutto quello che ci ha lasciato, della sua eredità letteraria…Ma io già lo so, quando rimetterò piede a san Lorenzo mi sembrerà un quartiere disabitato.
NO OBLIAR
Quante volte la metafisica m’è apparsa
sulle strade bagnate al crepuscolo
di paesi-osterie o nelle tenere gabbie
d’un ristorante nostrano!
Che fai, giochi alla morra col tempo
alle ombre cinesi, perché non te ne vai
col treno delle tenebre?
Orazio se n’è andato.
I Tuscolani sono rudi ma buoni
sopportano bene il vino
e l’incongruenza urbanistica
di Roma.
La tua sveva non è una creatura
da tennis
né una proletaria.
Vattene, godi la tua morte
in perfetta salute.
(Vito Riviello)
