Incontri letterari. La letteratura è un cortile di Walter Mauro
Per comprendere davvero uno scrittore non basta leggere le sue opere, ma è necessario conoscere la persona che si cela dietro il nome, scoprirne gli atteggiamenti, il comportamento, tutte quelle piccole cose, come uno sguardo o un sorriso, che rivelano la vera natura di un essere umano. Questo ha spiegato Walter Mauro durante la presentazione del suo ultimo libro pubblicato da Giulio Perrone Editore; all’incontro, tenuto il 27 gennaio presso la libreria Feltrinelli della Galleria Alberto Sordi, in via del Corso a Roma, hanno partecipato l’editore, la curatrice del libro, Michela Monferrini, e lo storico Lucio Villari. Il titolo dell’opera è emblematico: La letteratura è un cortile. Mauro, critico militante di letteratura e musica e sovrintendente della società Dante Alighieri, ha raccontato che questa espressione circolava negli anni ’50-’60 durante le sue conversazioni con Enrico Falqui, uno dei più grandi critici del Novecento, nonché storico della letteratura: fu probabilmente lui a coniarla, per indicare la concezione di letteratura che si aveva in quel periodo, un luogo dove incontrarsi, parlarsi, scambiarsi idee e racconti. Tuttavia, l’immagine del cortile non va intesa in maniera idilliaca, come ha spiegato Monferrini: non si tratta di un cortile dove regna la pace e i vicini vanno tutti d’amore e d’accordo, ma un posto dove, come accade poi nella realtà, esistono anche invidie e pettegolezzi, oltre alle amicizie e ai rapporti autentici. L’idea di letteratura che aleggia in questo memoriale è una via di mezzo tra queste due visioni, è un’integrazione di cose opposte; quel che il titolo vuole davvero sottolineare, ha spiegato Villari, è che a quell’epoca la letteratura era un cortile perché ci si poteva davvero incontrare. Esistevano i salotti letterari, ci si riuniva di frequente a casa di qualcuno per una cena, come ad esempio a casa di Moravia, dove spesso Mauro e altri intellettuali dell’epoca si incontravano. Oggi non esiste più questa convivialità, questo continuo scambio di idee, questo conoscersi attraverso la letteratura. Il libro, che è in fondo una biografia intellettuale, racconta di questi personaggi straordinari che lo scrittore ha conosciuto nel corso della sua vita, delle grandi personalità di cui oggi ci si occupa di meno rispetto al passato. Nella composizione la musica ha giocato un ruolo importante: Mauro è stato anche un musicista jazz e forse è proprio per questo che il romanzo sembra scritto al ritmo della batteria, come ha suggerito Villari, e le note di questa musica sono le voci delle personalità di cui si narrano vicende e aneddoti. Secondo lo storico un bravo scrittore mette la musica nei propri romanzi, ma oggi sembra non esserci più spazio per questo. Molte cose sono cambiate rispetto al passato e Mauro ne parla nell’ultimo capitolo, Romanzi che invecchiano in fretta. Con l’avvento del computer, ha spiegato l’autore, si sono certamente ridotti i tempi di scrittura, ma si è anche persa quella parte preziosa del lavoro rappresentata dalle varianti. Quando si scriveva ancora a mano potevamo vedere e studiare i passaggi della creazione romanzesca, adesso tutte le correzioni spariscono dietro lo schermo di un pc. Inoltre, la creatività si sta in parte perdendo per lasciare spazio alle esigenze editoriali, alla scalata delle classifiche, ai premi letterari spesso assegnati a libri che, pur non essendo privi di valore, non incidono davvero nelle nostre coscienze. Molti romanzi contemporanei sfoggiano un “neorealismo camuffato”: oggi non si distingue più tra cronaca e letteratura, sostiene il critico, invece la letteratura è immaginazione e invenzione, ma ciò non vuol dire che non si debba partire da un elemento di realtà, anzi; però non bisogna ridurre tutto solo a questo perché il punto di partenza è sempre una condizione surreale e di sogno, com’era una volta, fino al momento in cui è sorta la necessità della militanza politica che ha portato verso il realismo. Ed è proprio da qui che parte il racconto di Mauro, da quando, alla caduta del fascismo, sia lui che altri intellettuali dell’epoca si trovarono di fronte a una svolta storica: questo mutamento si inoltrò lentamente anche nella letteratura, dove si iniziò a sentire la ventata comunista e la necessità di rappresentare ciò che stava accadendo, senza però perdere quella parte fondamentale che è lo scatto nell’immaginario e nel fantastico. Oggi è cambiato il modo di scrivere e di considerare la letteratura, oggi non esistono più i circoli letterari: sono considerazioni che fanno pensare a un uomo che guarda al proprio passato con nostalgia, ma non è così, questa è una parola che non si addice a Walter Mauro e che lui stesso rifiuta. Infatti questo grande affresco del Novecento letterario è stato dipinto dall’autore con estrema lucidità, senza mai cadere nella trappola della celebrazione dei tempi andati o del rimpianto. Come ha spiegato la curatrice del volume, che ha raccolto la testimonianza del critico per poi trasformarla in libro, ogni figura citata nella storia non viene mai raccontata da sola, ma viene sempre accostata a qualcun altro: si sono così formati dei racconti a coppie, ad esempio Sartre-Beauvoir, Alberti-Lorca, e persino i genitori dello stesso autore, oppure racconti con tre protagonisti, come nel caso di Morante-Moravia-Maraini. In questo modo lo scrittore si è posto sempre come interlocutore tra questi personaggi e il presente, restando però alle loro spalle, senza epurare o ingigantire il passato, senza accanirsi contro i ricordi. Per Monferrini è come se Mauro avesse passato la sua vita al setaccio e fossero rimasti in superficie solo i grani più grossi, ma non necessariamente solo cose positive o solo cose negative. Per questi motivi, come ha spiegato Villari, leggendo questo libro sembra davvero di essere lì, in quei salotti, tra quei tavoli dove questi personaggi si incontravano, e ancora oggi riusciamo a percepire la loro presenza e a sentire la loro voce.
