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Roberta Buffi, con sorprendente maturità letteraria, ci regala un romanzo che è anche una meditazione profonda e tesa sul sangue e sulle nuvole, sul buio e sulla luce, sul dubbio e sulle certezze, su tutto quanto costruisce la materiale con la quale è imprigionata la vita e la morte degli esseri umani (Ugo Riccarelli)Consiglia a un amico
Invia il link"Questa vita che c'è, semplicemente, come c'è l'aria. Tutti hanno una vita, e tutti hanno una morte, e tra questi binari di molle acciaio passa un dolore". Tre voci per una storia sola: il ticchettio di un orologio, le luci mutevoli di un giorno che corre. Potrebbe essere l'ultimo. O forse no. Una donna prepara lentamente il suo addio. Ha scelto di andarsene. Ha scelto di morire. Grida silenziosamente il suo "no" in faccia alla malattia che la divora, e affretta il distacco dalle cose di quaggiù. Una figlia che ama ma che forse non riesce a capire, un uomo che la sostiene - e infine gli oggetti, i fiori, la casa, i ricordi. Che vuole tenersi stretti, andando via, insieme alla sua dignità. L'altra voce è la voce di un vecchio uomo, è una voce stanca e smarrita. Lungo la vita che adesso lo abbandona, ha imparato la verità complicata delle radici, il sapore e la fatica della terra, la dolcezza straziante delle preghiere. Adesso che deve separarsi da tutto, si chiede con insistenza che cosa può esserci dopo. E se il Paradiso fosse un campo nero? Allora spera che almeno sia una morte dolce, quella in agguato. L'ultima voce è una voce colpevole. Arresa all'imminenza di una pena capitale. Chi racconta è un assassino, pronto ad affrontare un'eutanasia di Stato. Roberta Buffi ha scritto un romanzo potente e maturo, che invita il lettore a interrogarsi, a sentirsi coinvolto, a riconoscersi. Perché nessuna morte è una morte qualunque.
La tua morte te la sei scelta tu, e loro cercano solamente di non spaventarti troppo, di non farti pentire della tua decisione. Tentano di metterti a tuo agio con le parole, di farti familiarizzare con una cosa tanto abominevole ma che, dopotutto, può essere riscattata da un uso accorto degli aggettivi. Un'operazione linguistica, se vuoi. Inoffensiva. Ed ecco che la morte, tanto temuta, terribile e oscura, alla fine può diventare bella. E la tua lo sarà. Tu farai una bella morte.
Come se esistesse davvero una morte bella.
L'Autore
Roberta Buffi è nata a Fermignano (PU) nel 1968. Australianista, ha pubblicato numerosi saggi su riviste letterarie italiane e straniere. E' autrice della monografia Between Literature and Painting: Three Australian Women Writers (Peter Lang, 2002) e della raccolta poetica Cose d'amore e anima (L'Harmanattan Italia, 2005). Attualmente vive a Madrid, dove lavora come consulente editoriale e traduttrice. Questo è il suo primo romanzo.
Rassegna Stampa
Corriere Adriatico
Tre personaggi per quella morte qualunque
Corriere Adriatico
Primo romanzo di Roberta Buffi


